lunedì, agosto 11, 2008

Miro Panizza, il più grande dei gregari


Si può raccontare la storia di Miro Panizza? Ci ho pensato seriamente. Ne volevo fare un libro. Mi intrigava la seguente questione: campione o gregario? Oppure, mancato campione? Oppure, oppure, eppure...


Il tema aveva il suo fascino. Ma del libro, per varie ragioni, non se ne fece nulla. Però l'idea era buona.

In queste settimane, scopro che è uscito un libro proprio su Miro Panizza che si intitola " Il sogno interrotto di Miro Panizza L'emozionante sfida con Hinault al Giro d'Italia" . (Sopra la copertina, foto Ediclo)

Lo ha scritto Andrea Bacci e lo pubblica Ediciclo e qui conviene sotolineare che l'editore merita un monumento e un premio alla carriera per sensibilità e coraggio nelle scelte editoriali.


Di Panizza si doveva immortale un fotogramma, uno scatto, un episodio emblematico della sua carriera. L'autore ha scelto di raccontare la sfida tra il grande campione italiano ed un fuoriclasse francese avvenuta al Giro d'Italia del 1980. Con contributi inediti della famiglia Panizza e di diversi corridori italiani.
I

l libro non l'ho ancora letto ma provvederò presto.



Intanto ecco la presentazione tratta dal sito di Ediciclo che mi sembra possa invogliare alla lettura:
Prima di iniziare, il Giro d’Italia del 1980 ha già un vincitore, Bernard Hinault, fuoriclasse francese detto il “Tasso”. Il francese sembra avere vita facile, nonostante le gesta di alcuni italiani, come Visentini, Battaglin e Baronchelli. Ma tra tutti questi campioni, c’è un ciclista esperto, il secondo corridore più anziano al giro. Si chiama Vladimiro Panizza, ma lo chiamano la “Roccia”. Capitano mancato, Panizza è diventato negli anni un gregario di qualità ed è conosciuto per essere un uomo e un ciclista generoso, che non si tira indietro mai.


In quel Giro, a 35 anni, Panizza scopre dentro di sé quella fame di gloria e successo per troppi anni messa a tacere. Visto che nessuno si oppone allo strapotere di Hinault, allora pensa di farlo lui, in proprio. A Roccaraso si incolla alle caviglie del francese e raggiunge, per la prima volta in carriera, la maglia rosa, il sogno di tutta la vita.


Ma non si accontenta: vuole che il suo sogno impossibile, vincere il Giro, possa diventare realtà. Quella da Roccaraso a Milano diventa quindi una dura lotta tra la “Roccia” e il “Tasso” per conquistare l’agognata “Rosa”.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

sono felice è da anni che penso commuovendomi a quest'uomo piccolo piccolo che da solo con le sue forze sfidava le montagne. Nelle mie ricerche su internet cercavo da anni un'immagine che mi ricordasse il suo senso del sacrificio e la voglia di combattere anche con la consapevolezza di dover perdere o lasciare il posto al ciclista più giovane e famoso.
Ma avevo scoperto che purtroppo era morto stroncato da quel cuore che aveva dato troppo senza chiedere nulla.

Ora c'è un libro che parla de "il milite ignoto del ciclismo" e lo comprerò.

Armando ha detto...

a dispetto della tua altezza sei stato un grande uomo e un ottimo grimper ti ho ammirato e avrei voluto imitarti nelle tue imprese.
ora vai felice nelle celesti valli ma sappi che ci manca la tua umanità

Armando Fommei

Anonimo ha detto...

Bellissima la trasmissione SFIDE di ieri sera sul MIRO...il gregario proletario che ha coltivato un grande sogno.....