Da Azzurro Tenebra, Einaudi, 1977 di Giovanni Arpino
"Ancora vide Giacinto. Si teneva aggrappato all'indio Yazalde in un intrico di ossa mulinanti. Ormai gli era impossibile sgiungersi, apparivano rappresi in un unico sudore. Bevevano lo stesso fiato d'aria fradicia, tempia contro tempia, sputavano saliva e fiele sullo stesso filo d'erba. Il groviglio dei gomiti era cespuglio spinoso. Nello scatto parallelo il ruotare delle ginocchia diventò sincrono, ciascun muscolo ciascuna carne parvero la concreta ombra dell'altro. Sulla palla alta che volò via, solo un astuto spigolo di Giacinto prevalse. Ricaddero nel vuoto come mostruosi gemelli e toccando terra si fecero più stretti d'odio".
giovedì, settembre 07, 2006
mercoledì, settembre 06, 2006
CIAO CIPE

Caro Cipe, non sono riuscito a dirti quello che volevo, per paura di farti capire che il tempo era inesorabile e la malattia terribile.
Scusami, ma credo che ti debba ringraziare soprattutto per la pazienza che hai sempre avuto con me. Per i tuoi occhi che sorridevano, fino alla fine, ai miei entusiasmi o all’ironia con cui cercavo di superare insieme a te momenti difficili. Pochi giorni fa, pochissimi, mi parlavi con un filo di voce - e con l’espressione di chi ti vuole bene - dell’Inter, proiettando il tuo pensiero in un futuro che andava oltre le nostre povere, ignoranti, possibilità umane.
Qualche mese fa ti chiedevo un po’ scherzando un po’ sul serio come mai non riuscivamo ad avere un arbitro amico, tanto da sentirci almeno una volta protetti, e tu, con uno sguardo fra il dolce e il severo, mi rispondesti che questa cosa non potevo chiedertela, non ne eri capace. Fantastico.
Non ne era capace la tua grande dignità, non ne era capace la tua naturale onestà, la sportività intatta dal primo giorno che entrasti nell’Inter, con Herrera che ti chiamò Cipelletti, sbagliandosi, e da allora, tutti noi ti chiamiamo Cipe.
Dolce, intelligente, coraggioso, riservato, lontano da ogni reazione volgare.Grazie ancora di aver onorato l’Inter, e con lei tutti noi.
Massimo Moratti
venerdì, luglio 28, 2006
NON CI RESTA CHE LEGGERE

Non ci resta che leggere, dopo tutto ciò che è accaduto al Tour de France di quest'anno, prima, durante e dopo.
Nella foto di Limina la copertina del libro scritto da Maurizio Ruggeri, fresco fresco in libreria. Un suggerimento per le vostre vacanze.
Non ci resta quindi che leggere le imprese di Felice Gimondi nel suo strepitoso Tour del 1965 e il resto della carrellata di campioni e protagonisti della corsa gialla. Almeno, fino al prossimo Tour, sperando sia migliore.
LA FRANCIA SPENDE 18 MILIONI PER LA LOTTA AL DOPING
Il vincitore del Tour Flyod Landis è risultato positivo alTour de France. Vedremo come andrà a finire... Ivan Basso aveva la possibilità di fare la magica doppietta Giro e Tour e invece è rimasto al palo, invischiato nella vicenda che ruota attornoal ginecologo francese Fuentes. Vedremo come andrà a finire, per ora varesino è solo una sospensione.
Non ci resta quindi che leggere le imprese di Felice Gimondi nel suo strepitoso Tour del 1965 e il resto della carrellata di campioni e protagonisti della corsa gialla. Almeno, fino al prossimo Tour, sperando sia migliore.
LA FRANCIA SPENDE 18 MILIONI PER LA LOTTA AL DOPING
Il vincitore del Tour Flyod Landis è risultato positivo alTour de France. Vedremo come andrà a finire... Ivan Basso aveva la possibilità di fare la magica doppietta Giro e Tour e invece è rimasto al palo, invischiato nella vicenda che ruota attornoal ginecologo francese Fuentes. Vedremo come andrà a finire, per ora varesino è solo una sospensione.
Non parliamo nemmeno di Ulrich ex Telekom, licenziato in tronco dalla sua squadra. Contro di lui sembra esserci prove pesante come macigni. Anche lo spagnolo Roberto Heras, vincitore delle ultime quattro Vuelta, è stato privato del successo del 2005, a causa del doping.
Se non è proprio il peggiore, forse questo è uno degli anni più tremendi per il ciclismo. Il peggio forse si registrò quando scoppiò lo scandalo Festina e poi, successivamente, il dramma Pantani con il suo tristissimo epilogo.
Almeno, oggi si sta cercando di fare qualche, un'opera di pulizia che però non sembra scalfire un sistema che ha tarli, necrosi dappertutto, come ha scritto allarmatissima quest'oggi la Gazzetta dello Sport.
Di fronte a tutto ciò, c'è chi immagina anche un doping legale, come scrive Aldo Grasso sul Corriere: "Il doping come male necessario: gli impegni del ciclismo moderno sono così numerosi e così massacranti che è 'naturalmente' impossibile ottenere risultati dirilievo senza aiuti 'esterni'. E allora le strade non possono essere che due: o si liberalizza ildoping in nome del professionismo e della prestazione ( senza tante ipocrisie magari cercando di aiutare gli atleti a non suicidarsi) oppure si torna a calendari più umani, a impegni che preservino il fisico dell'atleta e non lo costringano a imbottirsi di testosterone".
Aggiungiamo che questa lotta al doping ha un costo economico e sociale molto alto se pensiamo che il laboratorio francese di Chatenay- Malabry (quello che avrebbe beccato Landis con le mani nella martellata) usa gran parte dei 18 milioni del budget francese per la lottaantidoping nell'individuazione di nuove sostanze che migliorano illecitamente le prestazioni degli atleti.
Ma tutto questo denaro non potrebbe essere utilizzato diversamente? Magari per comprare qualche medicina per chi ne ha bisogno veramente?
Se non è proprio il peggiore, forse questo è uno degli anni più tremendi per il ciclismo. Il peggio forse si registrò quando scoppiò lo scandalo Festina e poi, successivamente, il dramma Pantani con il suo tristissimo epilogo.
Almeno, oggi si sta cercando di fare qualche, un'opera di pulizia che però non sembra scalfire un sistema che ha tarli, necrosi dappertutto, come ha scritto allarmatissima quest'oggi la Gazzetta dello Sport.
Di fronte a tutto ciò, c'è chi immagina anche un doping legale, come scrive Aldo Grasso sul Corriere: "Il doping come male necessario: gli impegni del ciclismo moderno sono così numerosi e così massacranti che è 'naturalmente' impossibile ottenere risultati dirilievo senza aiuti 'esterni'. E allora le strade non possono essere che due: o si liberalizza ildoping in nome del professionismo e della prestazione ( senza tante ipocrisie magari cercando di aiutare gli atleti a non suicidarsi) oppure si torna a calendari più umani, a impegni che preservino il fisico dell'atleta e non lo costringano a imbottirsi di testosterone".
Aggiungiamo che questa lotta al doping ha un costo economico e sociale molto alto se pensiamo che il laboratorio francese di Chatenay- Malabry (quello che avrebbe beccato Landis con le mani nella martellata) usa gran parte dei 18 milioni del budget francese per la lottaantidoping nell'individuazione di nuove sostanze che migliorano illecitamente le prestazioni degli atleti.
Ma tutto questo denaro non potrebbe essere utilizzato diversamente? Magari per comprare qualche medicina per chi ne ha bisogno veramente?
giovedì, luglio 27, 2006
QUATTROMILA CHILOMETRI IN BICICLETTA PER FARE VOLARE LA COLOMBA
Sarà incoscienza, senso di sfida, oppure, persino, fede. Fatto sta che domani dodici ciclisti della domenica partiranno dalla Brianza diretti in Terra Santa: ripercorreranno le rotte dei pellegrini medievali, alla riscoperta della fede, quella antica dei padri della Chiesa. Pedaleranno ogni giorno verso terre martoriate dai missili e dall'odio. Temono in particolare l'attraversamento della Siria, e in quel tratto del viaggio allungheranno il passo, almeno 140 chilometri senza fermarsi anziché il centinaio previsto dalla media giornaliera.
Pedalare e pregare, incuranti delle nubi di guerra, dei potenziali agguati , ma forse più sicuri in sella alla loro bicicletta e con la libertà di tornarsene a casa quando vorranno quando le situazioni di pericolo si faranno più insidiose. Quando andare avanti sarà un azzardo troppo grosso, sarà un niente fare dietro front.
Dodici eroi o avventurosi - vedete voi - partiranno quindi domani mattina dal Lago di Como, Lurago d'Erba, destinazione la Terra Santa. Dodici (come gli apostoli) ciclisti della domenica: 10 uomini e 2 donne assistiti da due pulmini al seguito con vettovaglie ed altri generi di conforto (niente doping, al massimo qualche baretta energetica e panini). Percorreranno 140 chilometri al giorno. Il traguardo è posto a Gerusalemme, non prima di aver attraversato l'Italia da nord a sud fino a Brindisi, lungo l'antica via di Sigerico, la Turchia sulla via di Tarso, ripercorrendo così le strade battute da San Paolo. Infine la via di Damasco, per giungere attraverso Siria e Giordania fino a Gerusalemme.
L'arrivo in Terra Santa è previsto il 27 di agosto, lì ci saranno i francescani della Custodia della Terra Santa e dove è prevista anche una visita alla fabbrica costruita dalla Compagnia delle Opere dove operai palestinesi ed israeliani insieme costruiscono una bicicletta dal nome profetico, specialmente in questi giorni: The Dove, la Colomba.
L'organizzatore del viaggio è Enrico Anzani, falegname, classe 1939, che dal 2000 si è imbarcato in una serie di ciclo-pellegrinaggi che lo hanno portato a visitare alcuni dei luoghi più significativi della fede cristiana. Ora vuole portare un messaggio di pace e anche di solidarietà concreta, attraverso gli aiuti economici raccolti per il Centro scolastico Effetà Paolo VI di Betlemme specializzato nella rieducazione audiofonetica dei bambini sordi e l'Holy Family Center dell'Opera Don Guanella, a Nazareth, specializzata nell'assistenza ad anziani e disabili psico-fisici. Hanno collaborato all'impresa anche quelli di Overland, specializzati nei viaggi d'avventura che hanno studiato il percorso del ciclopellegrinaggio.
Dodici eroi o avventurosi - vedete voi - partiranno quindi domani mattina dal Lago di Como, Lurago d'Erba, destinazione la Terra Santa. Dodici (come gli apostoli) ciclisti della domenica: 10 uomini e 2 donne assistiti da due pulmini al seguito con vettovaglie ed altri generi di conforto (niente doping, al massimo qualche baretta energetica e panini). Percorreranno 140 chilometri al giorno. Il traguardo è posto a Gerusalemme, non prima di aver attraversato l'Italia da nord a sud fino a Brindisi, lungo l'antica via di Sigerico, la Turchia sulla via di Tarso, ripercorrendo così le strade battute da San Paolo. Infine la via di Damasco, per giungere attraverso Siria e Giordania fino a Gerusalemme.
L'arrivo in Terra Santa è previsto il 27 di agosto, lì ci saranno i francescani della Custodia della Terra Santa e dove è prevista anche una visita alla fabbrica costruita dalla Compagnia delle Opere dove operai palestinesi ed israeliani insieme costruiscono una bicicletta dal nome profetico, specialmente in questi giorni: The Dove, la Colomba.
L'organizzatore del viaggio è Enrico Anzani, falegname, classe 1939, che dal 2000 si è imbarcato in una serie di ciclo-pellegrinaggi che lo hanno portato a visitare alcuni dei luoghi più significativi della fede cristiana. Ora vuole portare un messaggio di pace e anche di solidarietà concreta, attraverso gli aiuti economici raccolti per il Centro scolastico Effetà Paolo VI di Betlemme specializzato nella rieducazione audiofonetica dei bambini sordi e l'Holy Family Center dell'Opera Don Guanella, a Nazareth, specializzata nell'assistenza ad anziani e disabili psico-fisici. Hanno collaborato all'impresa anche quelli di Overland, specializzati nei viaggi d'avventura che hanno studiato il percorso del ciclopellegrinaggio.
Approfondimenti sul sito della diocesi di Milano. http://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.main.index&oid=499772
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