venerdì, maggio 25, 2007

Uno che la sa lunga


E' uscito l'ultimo romanzo di Roberto Perrone , giornalista sportivo del Corriere della Sera. E se ne parla un gran bene. Da quello che è dato sapere si parla di calcio, giornalismo sportivo e varia umanità. L'editore è Garzanti.

La trama ha questo inizio:"Giacinto Mortola è un cronista sportivo, redattore di un grande quotidiano alla vigilia della pensione. Simone Perasso ha giocato in serie A, due gol nel Torino, poi poca serie B e molta serie C.Mortola ha cominciato a fare il giornalista quando l’informazione era un’altra cosa, e anche il calcio in cui ha debuttato Perasso era diverso, forse più vero. Quell’ultima notte Mortola rimane di turno al giornale, solo nella redazione, per intercettare le notizie dell’ultimo minuto e metterle in pagina: è quella che nel gergo giornalistico chiamano «la lunga». E in occasione di quella «lunga», il destino dello stagionato redattore di poche ambizioni, vittima designata del carrierista caporedattore Angrisani, incrocia per l’ultima volta quello dell’ex centravanti dimenticato da tutti (o quasi)...

Il sito dell'autore

martedì, maggio 15, 2007

IVAN BASSO ZITTITO

"Hanno paura di perdere il lavoro e temono anche danni fisici questi ciclisti. Perché nelle corse la cosa più facile è finire dentro un fosso...".

il procuratore antidoping Ettore Torri

venerdì, maggio 11, 2007

Gianni Mura, macché giallo, il caso Basso è un poliziesco



Gianni Mura, inviato di Repubblica, e grande penna del giornalismo sportivo ha da poco mandato in libreria il suo primo romanzo per i tipi della Feltrinelli che si intitola "Giallo su Giallo". In margine ad una presentazione gli ho chiesto un paio di battute sul caso Basso che occupa le pagine dei giornali in questi giorni.

Il caso Basso è un giallo?
“E' un poliziesco. Potrebbe essere un giallo nel senso che i veri nomi restano coperti: sono quelli dei medici. Poiché sembra impossibile convincere i corridori, basterebbe vietare l'accesso ai medici "bombardieri" che ci sono in Italia".

Fra gli addetti ai lavori, i nomi si conoscono...

“Però mancano le prove. E continuano ad esercitare. Secondo me Basso ha detto di più, rispetto a quello che è trapelato nella conferenza stampa un po' penosa che si è avuta al Michelangelo a Milano. Penso che al procuratore Torri abbia fatto qualche nome, altrimenti non mi spiegherei la fretta con cui il presidente del Coni, Giovanni Petrucci, lo abbia proposto come ambasciatore del ciclismo pulito. Basso ha paura delle reazioni del gruppo, e comunque pagherà per quanto ha detto, se un giorno riuscirà a risalire in sella”.

Basso è solo ora, un po' come Pantani.
“E' meno solo perché ha una moglie e due figlie e questo cambia molto la situazione.
La famiglia può aiutarlo ad essere meno solo. Ma in gruppo sarà solo”.

giovedì, maggio 10, 2007

I furbetti del gruppettino

Le esternazioni di Renato Di Rocco, presidente della federciclismo, a margine della conferenza 'Giovani e Sport pulito' organizzata presso il Salone d'Onore del Coni, su alcuni aspetti della vicenda Basso mi lasciano piuttosto perplesso. Le agenzie riportano quanto segue:

"Sarebbe stato meglio se Basso non avesse tenuto la conferenza stampa due giorni fa. In questi frangenti, con l'inchiesta in corso, il silenzio secondo me sarebbe stato più opportuno".

"In questi giorni - ha proseguito Di Rocco - non mi sono piaciuti alcuni titoli di giornale, che hanno forzato eccessivamente concetti e situazioni. Si è esagerato sia su Basso che su Scarponi (altro ciclista che sta collaborando con la Procura Antidoping ndr.)".

Mi piacerebbe chiedere al Presidente di Federciclismo, che cosa avrebbe dovuto fare Ivan Basso? Tacere? Non parlare dopo che per mesi, quando ha proferito parola, lo ha fatto solo difendersi dietro ad uno scudo fragile di bugie. Bene ha fatto a parlare, anche se avrebbe potuto dire di più. Ma forse qualcosa ha detto a chi lo ha interrogato. Forse sono usciti dei nomi e dei cognomi. Forse sono stati fatti i nomi di medici, massaggiatori, galoppini che stanno dietro albusiness gonfiato della prestazione sportiva.

E i giornalisti secondo Di Rocco? Che cosa avrebbero dovuto fare se non scrivere, cercare di decifrare quanto accaduto. In che senso " si è esagerato?" Che cosa avrebbero dovuto farei giornalisti? Raccogliere farfalle? Dedicarsi al collezionismo di sottobicchieri? Tracannare birra tutto il pomeriggio anziché accorrere alla conferenza stampa di Ivan Basso.

Che poi l'Ivan, non tanto terribile, abbia detto e poi non detto, questo è un'altra paio di maniche. Che poi dica alla Gazzetta, che si è sentito un "pirla" - parole testuale rilasciate alla Gazzetta - durante la conferenza stampa, è un'altro paio di maniche.

Suvvia, siamo seri. Si vada avanti con le indagini, piuttosto. Si isoli e si denuncino i maneggioni, e si dichiari in prima pagina come ha fatto oggi il quotidiano Dieci, guidato da Ivan Zazzaroni, che il "ciclismo è morto".

Post scriptum: il giornalista Mura, di Repubblica, oggi in una libreria milanese, mentre firmava autografi, ha espresso lo stesso concetto: il ciclismo è in via d'estinzione. Come un dinosauro, insomma.

A Ivan Basso bisognerebbe saper dire: non ti lasciamo solo, comunque vadano le cose. Ma collabora. Comunque non se solo perché hai una moglie e dei figli.

lunedì, maggio 07, 2007

IO CONFESSO

Ivan Basso confessa e collabora con la procura antidoping del Coni. Vero il coinvolgimento nell’Operation Puerto. C’è già una squadra disposta a riassumerlo e a rilanciarlo, l’Amore e Vita di patron Fanini. Ma Basso dovrà stare fermo almeno un anno. Clamorosa svolta nell’inchiesta.